La storia di Paola Senatore - MiX Festival Internazionale di Cinema LGBTQ e Cultura Queer

Il nome di Paola Senatore, a tanti, può dire poco, anzi pochissimo. Eppure è stata una delle attrici che hanno fissato l’immaginario erotico del cinema nostrano a cavallo tra gli anni 70 e 80. Una bellezza marcata, forte delle sue origini mediterranee che le hanno fornito una folta chioma ramata abbinata a uno sguardo dai toni chiari, smeraldini. 

Molti aspetti della sua vita intima sono confinati nella più stretta riservatezza. Oggi, con piglio fermo, screma proposte e rifiuta inviti da parte di nostalgici per celebrare la sua carriera, impressa in quella cinematografia «bis» che da più di vent’anni sta via via tornando alla luce grazie a validi cultori dei generi.

Ma torniamo a lei. L’ultima intervista, delle pochissime rilasciate in tempi recenti, è uscita nel 2019 sul Corriere della Sera, dove ha raccontato parte del suo percorso artistico intrecciandolo con gioie e ferite di un privato lacunoso che in parte deve restare tale.

Un’infanzia difficile

L’infanzia di Paola, come racconta lei stessa, fu particolarmente carica di difficoltà, specie nel periodo della prima giovinezza, quando venne messa in un collegio di monache per volere della madre, bramosa di ritrovare quella libertà che per tanto tempo le fu negata.

Nata il 9 novembre 1949, Paola è frutto di un amore malvisto dalla facoltosa famiglia calabrese della madre, la quale avrebbe dovuto sposare un nobiluomo molto più anziano di lei, e ribellatasi alle etichette borghesi per un bel giovane di estrazione sociale inferiore. Rimasta incinta, la donna diede alla luce Paola a Roma, dove fu mandata presso alcuni parenti.

Nell’interregno delle comprimarie

L’ingresso nel mondo del cinema arriva per puro caso. Siamo agli inizi degli anni 70. Paola, raggiunta la maggiore età e sbocciata in una bellezza sanguigna, comincia ad affrontare i primi ruoli sui set: “Storia di una monaca di clausura” di Domenico Paolella, “Diario segreto di un carcere femminile” di Rino Di Silvestro, “L’assassino ha riservato nove poltrone” di Giuseppe Bennati, “L’erotomane” di Marco Vicario. E, parallelamente, la sua figura prosperosa viene immortalata sulla copertina del mensile “Playmen” per tre volte nell’arco di dieci anni (1974, 1978, 1984). 

Stiamo parlando di un periodo in cui a dominare manifesti e cartelloni c’erano i volti di Edwige Fenech, Gloria Guida, Barbara Bouchet, Nadia Cassini, Janet Agren… Paola veniva relegata perlopiù in ruoli secondari, a partecipazioni speciali; era maggiormente legata all’interregno delle comprimarie come Lorraine De Selle, Jenny Tamburi, Annie Belle, Sonia Viviani.

La svolta nel cinema con “Action” e “Nenè”

Sarà Tinto Brass, dopo una comparsata in “Salon Kitty” (1975), a darle maggiore risalto nell’“incompreso” “Action” (1979), con un piccolo ruolo che diverrà però immagine-simbolo della locandina del film: Paola, nel ruolo della fotomodella Ann, ex moglie del protagonista (Luc Merenda), in mezzo a un cimitero, vestita di nero, mani giunte, gamba sinistra alzata con autoreggente e tacco a spillo che si poggia sulla lapide di una tomba.

Ma il vero fiore all’occhiello della sua filmografia rimane “Nenè” (1977) di Salvatore Samperi, nel ruolo della mamma del piccolo protagonista irretito dai vizi di Leonora Fani, altra stellina erotica di quegli anni che per un breve periodo godette di buona notorietà.

Dai confini della commedia scollacciata alle soglie dell’hard

Dopo queste esperienze, Paola viene ricollocata nel recinto delle caratterizzazioni da commedia scollacciata (“L’infermiera di notte”, “Dove vai se il vizietto non ce l’hai?”, “La settimana al mare”) pur ritrovando qualche tenue bagliore da protagonista lussuriosa nel nunsploitation (“Immagini di un convento”), da vittima sacrificale nel cannibal movie (stracultissima la sequenza della sua uccisione in “Mangiati vivi!”) o da rappresentante di un erotismo ingrigito e decadente (“Malombra”, “Maladonna”).

A metà anni 80, mentre i suoi servizi fotografici cominciano sempre più a varcare la soglia dell’hard (storici quelli sulla rivista “Le ore”, alcuni dei quali in coppia con Karin Schubert, altra vittima del sistema), Paola gira il suo primo – e unico – film pornografico: «per vendetta», dice. Da diverso tempo aveva cominciato a fare uso di stupefacenti e le voci nell’ambiente cominciarono a moltiplicarsi sul fatto che si fosse data alle luci rosse per comprarsi «la dose» (sorte analoga a quella delle compianta Lilli Carati).

Il perdono verso tutto, tutti e se stessa

Tutto precipita il 13 settembre 1985. Paola viene arrestata per possesso e spaccio (un errore di stampa che lei ha sempre smentito con fermezza) di droga, condannata a cinque mesi di reclusione nel carcere di Rebibbia più un anno di arresti domiciliari. Da questo momento la sua vita slitta nel cambiamento; scopre la gioia della fede mentre si trova in cella di isolamento, come ha raccontato lei stessa al Corriere della Sera:

«Ad un certo punto sentii una voce potente che diceva questo: “Non tutto il male viene per nuocere. Di lì a poco sentii tremare tutto, poi un gran senso di pace»

Paola Senatore

Un atto di conversione che la porta alla pratica attiva della preghiera, a rimodellare un vita e una carriera che non le appartenevano più, pur non rinnegando niente, nemmeno alcuni titoli cui ha preso parte, perché ha perdonato tutto, tutti, «anche me stessa».

Paola Senatore oggi

Scontata la pena le offrirono intriganti contratti lavorativi ben retribuiti, ma li rifiutò tutti. Aveva deciso di abbandonare definitivamente celluloide, riflettori e set per intraprendere il suo nuovo, inedito, cammino spirituale. Quasi 36 anni trascorsi rilasciando pochissime interviste – si contano su una mano -, nessun tipo di ospitata festivaliera o televisiva in omaggio a film “di culto” o a cineasti nostrani  “riscoperti”, e su Facebook tiene simpaticamente a bada gli estimatori che calcano troppo la mano sul suo passato.

Una fenice risorta dalle ceneri: «Vorrei che altri si confrontassero con quello che ho vissuto io. Perché il mio vissuto, la mia conversione, possono essere di tutti». Oggi Paola vive ancora nei pressi di quella Roma che le ha dato i natali, occupandosi di volontariato e assistenza verso persone con disabilità. Pochissime le foto attuali che la ritraggono, giusto un paio scattate diversi anni fa: sempre col sorriso e con quella chioma ambrata che le ha ritagliato un piccolo e accogliente spazio nella platea del «nostro» spericolato cinema di genere.