Quando nel 1980 William Friedkin diresse il thriller Cruising – la comunità LGBTQ+ statunitense si scatenò in protesta. Fu Al Pacino stesso, protagonista nei panni di un detective, a definire il film, anni dopo averlo girato, exploitative. Friedkin portava sullo schermo il ritratto di un serial killer che seminava all’epoca terrore nei leather bar di New York, stigmatizzando l’ambiente e chi lo frequentava. L’ispirazione era in particolare quella dell’omicidio del reporter di Variety, Addisson Verrill. A quasi 50 anni di distanza, Jeffrey Schwarz, riapre un capitolo controverso della Storia queer in Mineshaft: The Cruising Murders, affidando a diverse voci e materiali d’archivio una nuova prospettiva sul film originale e sulle vicende che lo hanno ispirato, in un ‘true crime’ che è anche un inno al cinema come atto di resistenza culturale e personale.